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Dalle bellezze dei paesini circumetnei al caleidoscopio di colori offerto da Mongibello in primavera, tra le fioriture della primavera siciliana e il nerofumo lunare della lava: il gigante che non dorme mai incanta in quota e innamora contemplato a valle Mille metri di cavo non bastano a toccarne il fondo: l'Etna, il più titanico tra i vulcani attivi (le sue eruzioni sono infatti mitologicamente attribuite all'ira dei figli di Urano, ribelli a Zeus e condannati per l'eternità a restare nelle viscere della terra), vanta un cratere di una profondità ineguagliata e dimensioni tali, con i suoi 3.323 m d'altezza, da consentire lo spettacolo unico di una discesa dagli sci con vista sul mare. Anche quando la precoce primavera siciliana si annuncia già, a valle, coi primi mandorli in fiore.  Ed è soprattutto in questa stagione che la suggestione di Mongibello (più familiarmente Iddu, per gli abitanti dei comuni circumetnei) si presenta al massimo del suo splendore, in una mescolanza inedita e irriproducibile di acri zaffate sulfuree che scaturiscono dalle viscere del vulcano, insieme col profumo di zagare degli agrumeti coltivati alla base del monte, che trascolorano, via via che si guadagna quota e si supera la "cintura" verde di noccioli, mandorli, pistacchi e castagni, nell'aroma pungente dei pini, mentre il sottobosco si accende del giallo intenso delle ginestre.
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